VINDOLI
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L'ora in Vindoli:

Mario Polia, la laminella di Leonessa e la storia di Narnate. Ottobre 2019 

Protagonisti di una storia straordinaria, apparentemente comune, sono: un agricoltore che durante una aratura, in località Vindoli di Leonessa, trova un reperto del secondo millennio a.C., una piccola "laminella plumbea" graffita sottilmente (di 4×5 cm circa, con spessore di 1 millimetro circa) e un antropologo di fama internazionale, Mario Polia, fondatore del locale Museo Civico demo-antropologico. La particolarità è che la laminella è incisa, graffita sottilmente con caratteri destrorsi, in lingua latina di quel periodo, con tre parole distribuite su 3 righe. Presenta inoltre un foro, attraverso il quale era stata applicata su un contenitore, un sacco di trasporto, o militare. Grazie all'onestà del contadino, arriva nelle mani di un "esperto" che riesce a decifrarne il contenuto.

Ma cosa c'è scritto su questa laminella, che ha trovato degna collocazione presso il museo leonessano?Lo spiega Polia, il quale ha esposto i suoi studi e la sua traduzione nel corso di un convegno (del quale saranno presto pubblicati gli Atti Scientifici) che si è tenuto nel luglio scorso, a Monteleone di Spoleto (PG), in presenza della Soprintendenza, e dove sono state illustrate tutte le novità archeologiche dell'Alto Corso del NAR. In particolare riferite a Ruscio (paesino che si trova sotto Monteleone) e a Leonessa. "RESNI è la parola scritta nella prima riga, è il dativo del nome Resenius abbreviato, nella seconda NERINATI vuol dire luogo della gente del NAR/NER, località di provenienza di Resenius - dice il ricercatore - nella terza si legge la parola ESCINVM, quest'ultima è in fase di decifrazione perché non esiste un termine simile, ma potrebbe essere riconducibile a derrate alimentari. Il significato dunque è in breve il seguente "Questo sacco è di Resenius, il quale appartiene alla gente del territorio del Nar".

Ma cosa indica NAR/NER?"Il territorio di Leonessa, fino alla fine del 1200, si chiamava Narnate, gli Angioini lo ribattezzarono Gonessa, la prima Leonessa. Lo sappiamo da documenti della Abbazia di Farfa, ai quali il territorio fu ceduto da Carlo Magno. Con questo toponimo era conosciuta anche dai Longobardi, si rintraccia infatti nei materiali che si riferiscono al Granducato di Spoleto".

La laminella confermerebbe il nome antico di Leonessa come Narnate, come luogo della gente del Nar?"Certamente. Ma adesso cerchiamo di comprendere chi è questo popolo del Nar/Ner, probabilmente parliamo di un gruppo etnico di lingua e cultura umbra del quale si conosceva bene l'esistenza, se pensiamo che addirittura Terni, in latino, si chiamava INTERAMNIA NAHARCUM, cioè città posta tra due fiumi, città dei naharci e che questa famosa gente del Nar è nominata anche sulle Tavole di Gubbio. Nar/Ner, nella lingua umbro - sabina, significava zolfo (nei gruppi linguistici italici le differenze erano minime). Ce lo conferma anche Terenzio Varrone, ma anche "forte", tant'è vero che tra i sabini il nome Nerius vuol dire nobile, potente. Non è un caso che Nerone si sia voluto chiamare in questo modo. Passiamo ora al fiume denominato NAR/NAHAR, o NER, applicato ad esso vuol dire fiume dalla imponente portata d'acqua, impetuoso. NAR è un termine molto antico, la radice è indeuropea ed ha sempre il significato di maschio e forte. *Nar, è inteso come maschio e forte anche tra i greci (ANER). Tra i Germani la divinità della virilità era Nerthus, sempre in greco il signore delle acque profonde dell'Oceano si chiamava Neresu, le sue figlie erano le Nereidi. Tra gli indiani dell'India, in sanscrito, uomo si dice NARA e Narayana è il nome del Dio che creò il mondo camminando sulle acque dell'Oceano primordiale, altra radice indeuropea *snauer (fiume dalle acque potenti). Quindi il nome del Nera potrebbe derivare da Nar, o da Snauer, con lo stesso significato e con alternanza vocalica".

Dunque, un termine antichissimo."Certo, siamo nel secondo millennio a. C., parliamo di una radice indeuropea comune, proprio da queste radici si sono formate tutte le lingue italiche, il latino, il sanscrito ed altre".

Ma il Nera aveva acque sulfuree?"No, ma diversi autori, tra cui Virgilio, lo indicano come tale perché i romani, a Triponzo, fondarono una stazione termale davvero imponente per la cura della pelle, molto nota a quei tempi. Solo qui l'acqua era sulfurea".

Quale è l'importanza della laminella per Leonessa?"Proprio grazie a questo ritrovamento abbiamo definito con certezza il nome del fiume che nasce dal monte TILIA di Leonessa, chiamato Corno a partire dal Medioevo. Il Corno nasceva e attraversava l'altopiano di Leonessa per arrivare sotto Monteleone di Spoleto e lo scoglio sacro di Santa Rita, dopo Cascia confluiva in quello che "oggi" si chiama il Nera".

Oggi?"Esistono due possibilità: o si chiamava Nera l'attuale fiume che nasce nelle Marche e, in quanto affluente principale, anche il Corno di Leonessa, oppure è stato il Nera a prendere il nome dall'altopiano di Leonessa. La laminetta testimonia che in questa cittadina viveva la gente del territorio del Nar, dunque il popolo di Leonessa aveva questo nome, riferendosi proprio al corso d'acqua Nera. Di questa etnia ho trovato anche una tomba sotterranea a camera a carattere femminile con rituale di inumazione non romana, bensì riferibile al popolo del Nar, ora esposta nel Museo".

Dunque da oggi il Corno riprende la sua identità come Nar e forse da esso prenderebbe nome il Nera stesso."La faccenda che questo corso di fiume, che passa sotto Monteleone di Spoleto, si chiamasse Nar ormai è scientificamente assodata. Dopo questa mia scoperta gli ho restituito il nome antico rimasto tale fino all'arrivo degli Svevi, i quali hanno ribattezzato la cittadina e il suo territorio come di Gonessa e non più di Narnate. Dal 1400 la trasformazione in Leonessa. Una scoperta ufficializzata e accolta dalla comunità scientifica".

Ma i popoli del Nar erano Sabini?"Direi di ceppo umbro, i sabini a Leonessa non erano presenti. La laminella è interessante perché ci parla di un personaggio dell'epoca, rintracciato peraltro in altri luoghi, chissà, forse un commerciante, o un soldato. La natura del contenuto del sacco è legata alla terza parola, sulla quale mi sto confrontando con altri studiosi di lingue antiche".

Ma i Narnati erano originari del luogo?"Anche loro sono stati il frutto di migrazioni indeuropee. Verso il 1000, 1200 a.C. le invasioni indeuropee portano i popoli italici nelle loro sedi. Non è che sul posto non ci fossero indigeni, ma queste etnie erano più evolute, avevano già una organizzazione sociale, sacrale e si imposero".

Una visita al Museo (aperto il venerdì e il sabato dalle ore 9 alle ore 12 e dalle 15 alle 18 e la domenica mattina dalle ore 9 alle ore 13, presso il Chiostro di san Francesco) è senz'altro una esperienza utile per conoscere la storia di Narnate, per ammirare la laminella e la ricostruzione della tomba a camera. Inoltre vi sono esposti vari materiali, sempre rinvenimenti di arature, come monete, lingotti usati prima della monetazione, punte di lance. Interessanti le due sale dedicate alla cultura pastorale e contadina divise in due fasce, cultura femminile e maschile. Una opportunità unica anche per dialogare con l'antropologo Mario Polia, sempre presente nel museo da lui fondato (nel 2016) e realizzato.

Maria Grazia Di Mario 


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SENTIERO TOLENTINO

La festa 2018 è trascorsa. Abbiamo passato come sempre una settimana piacevolmente diversa dalle altre in un clima di allegria e compagnia. Nonostante il clima, quello meteorologico, che ha condizionato alcune giornate compresa quella di Domenica, si è riusciti a completare quasi tutto il programma previsto. Ricalcando grossomodo quello consueto degli anni precedenti, la festa, iniziata con la gita al Tolentino e la messa celebrata da Padre Orazio è proseguita con la cena all'aperto guastata in parte dalla pioggia e con la replica straordinaria sempre all'attiola la sera seguente, Venerdì, tra una splendida amatriciana preparata ad arte ed il karaoke magistralmente interpretato da tutti i partecipanti. La domenica pomeriggio i consueti giochi di intrattenimento per i ragazzi ed in serata la Processione Eucaristica e la benedizione. Chi ha assistito alla festa avrà notato la nuova bellissima illuminazione dell' Ostensorio, completamente rinnovato nelle luminarie ed in alcune parti della struttura, dono di Alessandro Cricchi e Antonio Pasquali.

La festa religiosa si conclude il 29 con la festa di san Giovanni Battista e il Te Deum.

Fortunatamente dopo due anni di calo di presenze, quest'anno abbiamo visto riaperte molte più case e tornare in molti per quello che, tra i vari appuntamenti dell'anno, resta uno dei più attesi e partecipati dai Vindolesi.

Per il prossimo anno i festaroli saranno Alessio Labella, Fulvio Ciattini e Roberto Teodoli a cui vanno i migliori auguri. 

PALIO DEL VELLUTO 2018

Ed il Palio del Velluto 2018 si conclude così, le luci questa sera si sono spente e le serrande si sono di nuovo abbassate con tanta stanchezza e un pizzico di malinconia..tre giorni duri dove nonostante tutto abbiamo ricevuto grande gratificazione. Tre giorni dove la taverna di Croce ha raggiunto il sold out, dove tante persone hanno lavorato con impegno e dedizione come una vera squadra di professionisti. Ringraziamo con il cuore tutte le persone che hanno contribuito alla riuscita di questa bellissima rievocazione e un grazie speciale alle più di 500 persone che hanno avuto il piacere di mangiare nella nostra taverna.
Al prossimo anno..!
Il palio 2019 ci aspetta più carichi che mai. 

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Aggiornamenti Galleria Immagini

Tolentino

Giuliano Labella tra i fabbri d'Europa.

Anche quest'anno la tradizione del ferro battuto di Vindoli si è messa in mostra tra i maestri europei nella Biennale di arte fabbrile di Stia (AR). Giuliano, accompagnato da Alessandro e Dario, ha dato il meglio di sè con la sua creatività e capacità espressiva, nel rappresentare il tema della XXII edizione: il sogno. Tra le centinaia di splendide opere dal significato più astratto e visionario che un tema del genere poteva suscitare, Giuliano ha presentato un lavoro ispirato al sogno, certamente, ma legato alla realtà del la storia più recente della nostra terra. Il tema si esprime nel bambino con in mano un aquilone e che sogna la rinascita di Amatrice. Il momento rappresentato da Giuliano è quello della visita di Papa Francesco con sullo sfondo la torre civica e l'orologio fermo alle 3.36. A completare l'opera poche pietre ai piedi della torre e la splendida poesia di fra Orazio Renzetti dal titolo Scosse. Per la realizzazione sono state necessarie tre ore di intenso lavoro con lamiera spessa 8 mm da tagliare, nei contorni delle figure, interamente a scalpello ed incidere e scolpire con appositi utensili. Il montaggio dei pezzi tutto con ribattitura a caldo, senza uso di utensili elettrici e sotto lo sguardo vigile del personale della mostra. 

VINDOLI E' anche questo:

Il valore aggiunto all'identità, alla vita e alla storia di un territorio è rappresentato anche e soprattutto dalla presenza attiva delle antiche botteghe artigianali. Ubicate spesso nel cuore dei centri storici, tramandano infatti l'arte manuale di lavori di altri tempi ereditati da padre in figlio e, allo stesso tempo, sono dei veri e propri musei del lavoro.

Ancora oggi tutto questo è possibile grazie a GIULIANO LABELLAil quale ha realizzato la nuova porta della chiesa di Colle Collato. Il cappello, il bastone e la borsa richiamano la simbologia del pellegrino in cammino verso i luoghi di culto. La realizzazione semplice e "povera" in richiamo allo stile di vita francescano fanno di questa opera un bel capolavoro di artigianato e creatività. Complimenti!

Sempre Attuale

AGGIORNAMENTO SEZIONE RUBRICHE: Il Racconto di una FESTA INSOLITA a cura di Marcello Labella     

Cronaca del Palio (Marcello Labella) 2016


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Vindoli

Vindoli è una frazione del Comune di Leonessa in provincia di Rieti. Un tempo sotto la povincia di  L'aquila (fino al 1927), poi passò a Rieti insieme ad altri comuni per dare vita alla provincia di Rieti.
E' un paese situato ai piedi del Monte Tolentino, altitudine 925 m, circondato dalla catena dell'Appennino Centrale.

Una pietra su cui era scolpito: 1611 presso la bottega dei fabbri Labella, ci fa pensare che il paese sia stato fondato nel 1500. Vi crescono in abbondanza querce e faggi. Un dì paese agricolo ed artigiano (c'erano 4 botteghe di fabbro e due di calzolaio fino allo scoppio della seconda guerra mondiale). LE FAMIGLIE PREDOMINANTI S0NO: LABELLA, TEODOLI, PASQUALI, PIETROLUCCI.

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Vindoli - Leonessa (RI)
GPS: 42.587716, 13.029616


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